Il giorno prima di partire

IL GIORNO PRIMA DI PARTIRE

Mi capita spesso, in questi giorni di più, di pensare a te ed a quello che provasti nelle ore prima di partire. 

Viste le tue condizioni probabilmente non furono pensieri precisi e scolpiti, chissà più sensazioni a cavallo tra gli strati profondi del corpo e qualcosa di mentale, forse una profonda stanchezza, la voglia di dormire e di lasciarsi andare, con coraggio, a quello che sarebbe stato. 

Avevi in uggia i discorsi di commiato o le dichiarazioni enfatiche che capita di sentire in certe occasioni, ed eri dotata di quel coraggio un po’ fatalista che accetta quello che viene.

Molti magari pensano il contrario, ma, tra me e te, eri tu quella più coraggiosa. 

Io con te sarei andato ovunque, da solo non so. 

Come in quel progetto, forse ignoto ai più, che avevamo subito dopo la laurea, ma scelsero solo te e così scegliemmo o forse scegliesti di non farne di niente. 

Chissà, se a quel bivio avessimo scelto l’altra strada, come sarebbe stata la nostra vita?

Ma sei sempre stata un passo avanti a me, anche perché eri nata prima. Forse solo per la maternità spinsi un po’ per accorciare i tempi. 

Io, lo confesso, ho sempre avuto un po’ di paura prima delle partenze, di qualunque tipo e di dimensione si parli. Il mio coraggio eri tu, che eri così abile da far sembrare che io dessi coraggio a te, mentre era vero l’opposto. 

Il poeta francese E. Haraucourt scrisse che “partire è un po’ morire”, ma io credo che sia vero anche l’opposto, cioè morire è come partire per un viaggio sconosciuto. 

E tu sei partita, quattro anni fa, senza tanti fronzoli, un po’ incazzata, anche un po’ impaurita, ma con il coraggio di affrontare l’ignoto e con l’aria di dire: vediamo che succede ora!

Spero davvero che sia stato un bel viaggio!

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